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La Cotta

La Cotta

Anche se il titolo può evocare una marca di birra, in realtà con questo termine ci riferiamo ad una situazione in cui il ciclista (soprattutto se amatore, inesperto o eccessivamente istintivo) può trovarsi almeno una volta nella propria “carriera” su 2 ruote.

E ‘ciò che, mio ​​malgrado, ho dovuto sperimentare in prima persona durante il giro di sabato 3 agosto. Un giro sicuramente impegnativo incentrato, sostanzialemente, su salite che, affrontate con un passo sostenuto, possono fare del maschio. Ai tornanti iniziali della prima di queste, avevo iniziato a maturare l’idea di 15 giorni di stop potessero, in effetti, aver influenzato positivamente la mia forma utilizzando un fisico riposato e rispondente.

Forte di questa mia convinzione ho lasciato che le gambe andassero dietro al mio cervello ogni volta che questo (partito l’embolo) ordinava loro di spingere, per fissare con più forti in testa al gruppo. E devo dire che, per una buona parte del giro la mia convinzione non ha avuto eclatanti smentite, fin quando non si presenta davanti a me il “drittone” della Marchigiana Mobili. Rampa che fa da preludio all’ultima salita: quella del Beato Sante !!!

Improvvisamente, senza preavviso avvisato, mi piomba addosso una stanchezza senza precedenti, le gambe mi si fanno dure come il legno ma vuote di potenza. Come se non bastasse, ogni volta che provo ad alzarmi sui pedali per non perdere contatto, mi arrivano lancinanti dolori muscolari. E ‘fatta, LA COTTA è arrivata, imporovvisa, inesorabile !!!

 

Infine, un condire il tutto con una mano di demoralizzazione, vedo con la coda dell’occhio una coppia di ciclisti affiatati (mooolto affiatati) che, mano sulla schiena dell’altra, il mio superano e il mio salutano. Trattasi Di Maddalena e Leo. L’affliggimento morale è immediato e pesa su di me come una nuvola carica di acqua durante un temporale estivo. A quel punto oltre alle gambe la molla anche lo spirito e la caduta verso il basso diventa inevitabile. Procedere ansimando, con un passo quasi nullo, sui tornanti del Beato (se cosi lo vogliamo definire) Sante, evidenziando inaspettate qualità di equilibrista del pedale.

In questa mia disfatta ciclistica, due sono i fattori positivi che mi hanno permesso di arrivare a destinazione:

  • L’aperitivo programmato e ben fornito del bar “Dolce vita” di Calcinelli, del quale, a causa della pentita ricevuta, ho usufrutito in minima parte (Appetito azzerato)
  • l’aiuto morale di Colin e Ferrante che, noti i sintomi della cotta chiaramente dipinta sul mio volto, hanno affiancato il loro Capitano con spirito di altruismo ed enorme senso gregariale, accompagnandolo fino alla meta. Grazie ragazzi, mi ricoderò di voi😊

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PS – Molto meglio il giro di questa mattina (domenica 4 agosto – Urbino via Schieti). Facendo il bilancio delle due uscite posso solo dire che ho imparato una semplice equazione:

Gambe – Testa = Cotta (Sabato)
Testa – Gambe = Certezza di tornare a casa (domenica).

Con la speranza di non dimenticarti mai questa semplice regola, invio a tutti gli amici del gruppo un cordiale saluto

Paolo

 

Brindisi al caffè Dolcevita, Calcinelli

Video di Rodolfo Rosaverde

 

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